Giovedì 5 marzo, dalle ore 10.00 alle ore 14.00, nel Laboratorio informatico Giuseppe Burgio, al 4° piano del Dipartimento di Metodi e modelli per l'economia il territorio la finanza, si tiene il secondo incontro del seminario Corpi in scena, voci in dialogo: il teatro transmigrante come spazio di empowerment sociolinguistico femminile.
Il seminario intende rendere visibili alcune esperienze virtuose di donne migranti che, attraverso il teatro, hanno migliorato le proprie condizioni di precarietà economica e sociale. Poiché la proposta nasce all’interno della cattedra di Lingua spagnola, le nostre invitate saranno donne originarie di Paesi ispanoamericani e residenti in Europa. Nel corso dei sei incontri previsti, si riflette su come queste esperienze di autogestione collettiva contribuiscono alla costruzione di forme alternative di cittadinanza e di militanza artistica, sottolineando il potenziale trasformativo del teatro come pratica comunitaria e politica.

L'ospite di questo appuntamento è Denise Despeyroux (spagnola e uruguaiana), autrice, regista, attrice e docente, considerata una delle voci più originali della drammaturgia contemporanea in lingua spagnola. Ha messo in scena oltre venti opere in Spagna e all’estero, in teatri di riferimento come il Centro Dramático Nacional, il Teatro Español di Madrid, il Teatro Arriaga, la Sala Beckett, il Teatro Solís e il Teatro San Martín. I suoi testi sono stati tradotti in più di dieci lingue e si distinguono per la combinazione di umorismo, mistero e riflessione filosofica.
Con l’intervento intitolato Misericordia o la scrittura come ritorno a casa. Uno sguardo all’infanzia dall’esilio, Denise parlerà della sua recente opera Misericordia, nella quale affronta in modo diretto la propria esperienza di esilio e l’impatto dello sradicamento come esperienza fondante. Intrecciando realtà e finzione, l’opera prende spunto da un episodio storico del 1983, il cosiddetto Viaggio dei bambini, che permise ai figli degli esiliati uruguaiani di tornare temporaneamente nel loro Paese, per riflettere su memoria, identità e appartenenza. Una poetica che concepisce la scrittura come uno spazio in cui la dimensione intima e quella politica si intrecciano: un territorio di ritorno simbolico attraverso cui rielaborare il passato e riscrivere la propria identità.