Mercoledì 22 aprile alle ore 10.00, presso il Laboratorio informatico Giuseppe Burgio del Dipartimento di Metodi e modelli per l’economia, il territorio e la finanza, si terrà il quarto incontro del seminario Corpi in scena, voci in dialogo: il teatro transmigrante come spazio di empowerment sociolinguistico femminile. Protagonista di questo incontro sarà Monica Scapparone con il laboratorio A 50 años del golpe militar. 24 de marzo de 1976. Memoria activa desde el teatro femenino argentino in Italia, offrendo non solo una riflessione sull’attivismo femminile transmigrante, ma anche un’esperienza pratica sul valore del multilinguismo nel teatro contemporaneo. In questo contesto, il teatro si configura come uno spazio di empowerment femminile e di dialogo interculturale, in cui l’esperienza migratoria diventa linguaggio artistico e atto politico, capace di generare empatia, curiosità e nuove forme di consapevolezza.
Monica Scapparone è un'attrice, autrice e regista argentina, il cui percorso artistico si sviluppa tra Buenos Aires e Italia, incarnando profondamente il tema della migrazione sia nella vita che nella scena. Da oltre sette anni vive a Palermo, dove ha realizzato come coproduttrice, assistente di direzione e fotografa il film documentario L’orchestra dei migranti di Paolo Iraci. Ha tenuto un master class di recitazione (Teatro Panormos) a Palermo, Sicilia. Ha collaborato a diversi progetti con l’Instituto Cervantes di Palermo (Italia), tra cui letture drammatizzate di Don Quijote de la Mancha e la conferenza con lettura drammatizzata La resistencia de las mujeres en el periodo de la dictadura argentina. Ha partecipato come attrice in Italia al docufilm Karsa di Vladimir Di Prima. La sua produzione teatrale si concentra sulla memoria storica, sull’identità e sulla condizione femminile. In opere come Levantemos los Pañuelos (2022) e 24 de marzo de 1976. Argentina (2023), di cui è autrice, regista e interprete, dà voce alle donne e alle loro storie, in particolare nel contesto della dittatura argentina. La sua poetica si inscrive nel solco del teatro documentale sviluppatosi in Argentina a partire dalla metà degli anni Ottanta del XX secolo, come risposta artistica alla necessità di elaborare e superare il trauma collettivo prodotto dal terrorismo di Stato durante la dittatura civile-militare (1976–1983). Nell’analisi della produzione artistica post-dittatoriale, particolare attenzione è rivolta alla dimensione dei legami familiari, intesi come elemento propulsore di una poetica documentale che si declina in una originale poetica degli affetti. In questo contesto, Monica elabora una pratica artistica che, da un lato, rende possibile una rielaborazione condivisa e attiva del dolore; dall’altro, affronta con sguardo critico e sensibile la condizione tragica degli circa 500 bambini nati in cattività o rapiti insieme ai genitori durante la dittatura, poi consegnati dai militari come bottino di guerra, restituendo voce e memoria a una delle ferite più profonde della storia recente argentina.
Il ciclo "Corpi in scena, voci in dialogo: il teatro transmigrante come spazio di empowerment sociolinguistico femminile" nasce con l’obiettivo di dare visibilità a esperienze virtuose di donne migranti che, attraverso il teatro, hanno trasformato condizioni di precarietà economica e sociale in percorsi di crescita, autonomia ed empowerment. In linea con l’ambito della cattedra di lingua spagnola, le protagoniste degli incontri sono donne provenienti da paesi ispanoamericani e attualmente residenti in Europa. Nel corso dei sei appuntamenti previsti, il seminario propone una riflessione su come pratiche artistiche collettive e autogestite contribuiscano alla costruzione di forme alternative di cittadinanza e di militanza culturale, mettendo in luce il potenziale trasformativo del teatro come strumento sociale e politico

